Nonostante l’emergenza sanitaria che attanaglia questi giorni l’Italia, non possiamo ignorare come altri problemi accompagnino quasi inosservati la nostra quotidianità da molti anni a questa parte.

Secondo l’Oms, per esempio, si stima che in tutto il mondo ci siano circa 346 milioni di persone affette da diabete e che più dell’80% delle morti correlate a questa patologia avvengano nei Paesi a basso e medio reddito. Una stima, quest’ultima, che si pensa sia destinata a raddoppiare tra il 2005 e il 2030.

Molte realtà, tra cui anche numerose startup, lavorano ogni giorno al fine di produrre alimenti a basso indice glicemico e dare un contributo alla lotta alle malattie cardiache, il diabete e le sindromi metaboliche, come Heallo, la startup italiana fondata dalla tecnologa alimentare Francesca Varvello.

La startup, che opera nel settore dell’agrifood e delle tecnologie applicate al mondo dell’alimentazione, ha recentemente brevettato un processo enzimatico di estrazione di una particolare fibra solubile, l‘arabinoxilano (JAX+), che contribuisce a ridurre l’impatto del picco glicemico nel sangue dopo i pasti, che, in condizioni normali, può favorire l’accumulo di grasso a danno della salute.

La prima applicazione del progetto ha visto protagonista una delle bevande più amate dagli italiani, la birra che, opportunamente addizionata con la fibra, risulta essere più leggera e digeribile (specie se, come succede di solito è accompagnata dalla pizza 😉).

La birra “leggera” sarà presto sul mercato, ma Francesca Varvello guarda già al futuro con la speranza di poter applicare questo processo non solo ad altri cereali, ma anche alla barbabietola, al caffè e a cacao, così da produrre non solo prodotti a basso impatto glicemico, ma anche per creare un ingrediente alternativo che, combinato ad altri, possa ridurre l’indice glicemico della preparazione finale.