È quanto riporta la ricerca presentata dall’Osservatorio nazionale sulle eccedenze, sui recuperi e sullo spreco di cibo. Un dato molto importante che dimostra una sempre crescente attenzione al tema da parte della popolazione.

Secondo Coldiretti, però, gli sprechi domestici annuali valgono ancora oltre 16 miliardi di euro, seguiti dagli sprechi della distribuzione commerciale, dell’agricoltura e della trasformazione. È in quest’ottica, quindi, che alcune realtà hanno iniziato a sviluppare tecniche innovative, al servizio della lotta allo spreco, che intervengano lungo l’intero ciclo di vita del prodotto, dal punto vendita, alla tavola, allo scarto, finanche alla rinascita in altra forma.

È il caso della startup siciliana Kanèsis Canapa, che ha iniziato a produrre una plastica ecosostenibile, e utilizzabile anche nella stampa 3D, a partire dagli scarti della lavorazione della canapa; o anche di Bestack, la startup che ha brevettato il packaging attivo che, grazie alla presenza di una miscela di oli essenziali naturali, permette di prolungare la durata della frutta a scaffale.

Tra gli esempi virtuosi non può certo mancare la startup Bella Dentro, il progetto che combatte gli sprechi ortofrutticoli donando una seconda possibilità alla frutta e alla verdura scartate dalla grande distribuzione perché esteticamente brutte; ma neanche Sfreedo, la startup che contrasta lo spreco ridistribuendo gratuitamente o a prezzi scontati prodotti alimentari da consumare a breve termine.

 

Quella che si delinea è quindi una visione orientata a un concetto esteso di sostenibilità, come ha ribattuto anche il rapporto Global Food and Drink Trends 2019 di Mintel. Del resto, dal 2011 a oggi, oltre 400 startup dell’agroalimentare si sono poste come obiettivo quello della sostenibilità sociale, ma anche ambientale ed economica, con l’Italia che si posiziona al terzo posto, dopo Israele e Spagna per numero di startup agroalimentari sostenibili.